Archive for the ‘Tecnologia’ Category

Un progetto italiano il Google del futuro

venerdì, novembre 25th, 2011

IL CASO

Per ora se ne conosce solo il nome: Volunia. Ma la rete è già in fermento. Perché a capo del progetto c’è Massimo Marchiori, inventore dell’algoritmo alla base del successo di Brin e Page. Aperte le registrazioni per provarlo in anteprima di ALESSIA MANFREDI

Un progetto italiano il Google del futuroIl logo di Volunia 

IL TAM TAM in rete sta crescendo e i curiosi aumentano: è in arrivo un nuovo motore di ricerca che promette di rivoluzionare l’esperienza del web. E l’annuncio va preso sul serio, visto chi c’è dietro: Massimo Marchiori, ideatore di HyperSearch, l’algoritmo alla base di Google, unico italiano membro del board del W3Ce protagonista di primo piano del mondo delle nuove tecnologie.

Di Volunia, così si chiama, si sa ancora poco ma la notizia sta circolando velocemente su blog e forum. E c’è un video, in cui Marchiori presenta l’idea, stuzzicando l’attenzione senza rivelare granché. Un nuovo concetto, dice, che promette un’esperienza innovativa in rete. E’ un progetto ambizioso, racconta, su un’idea venuta qualche anno fa. Ma attenzione, non aspettatevi un Google migliorato. Non si tratta di questo, “anche perché non avrebbe senso sfidare un gigante”, ci spiega.  

Volunia è un’altra cosa. Con l’ambizione di essere un prodotto globale – sarà disponibile in 12 lingue – per pescare contenuti da tutto il mondo. Ma funzionerà in modo totalmente innovativo. Chissà se riuscirà ad unire reale e virtuale, il futuro dei motori di ricerca come lo vede da tempo il giovane professore padovano.

Alle spalle ci sono tre anni di lavoro top secret, un

team tutto italiano e capitali ugualmente italiani. Il lancio è previsto entro la fine dell’anno, un altro modo di augurare al web buon compleanno.

Curiosi? Si può andare sul sito di Volunia, dove è attiva una pagina di pre-registrazione. Lasciando la propria email si può essere selezionati per testare la versione beta e provare, quindi, il nuovo motore in anteprima rispetto al lancio mondiale.

Article source: http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/11/15/news/arriva_volunia_nuovo_motore_ricerca-25038740/?rss

Buon compleanno WWW è festa con Tim Berners-Lee

mercoledì, novembre 16th, 2011

INTERNET

Venti anni fa la prima pagina web. Per la ricorrenza, al tempio di Adriano di Roma, interviene l’informatico che la realizzò, insieme a personalità della Rete italiana

Buon compleanno WWW è festa con Tim Berners-LeeTim Berners-Lee 


ROMA –
Festa per i 20 anni (e spiccioli) del World Wide Web. E il luogo deputato alla celebrazione è Roma, con il “papà” del web, Tim Berners-Lee, al Tempio di Adriano, che ospita l’evento Happybirthdayweb, coordinato da Riccardo Luna, ex direttore di Wired italiano e collaboratore di Repubblica. L’evento sarà trasmesso in diretta web sul nostro sito

Due decadi fa, Berners-Lee compose la prima pagina web della storia, “A short summary of the www project”, con i collegamenti alle teorie e i progetti del Cern sul World Wide Web, la parte ipertestuale e navigabile di Internet. E oggi anche quella multimediale e “social”.

“Lasciate che il web sia al servizio dell’umanità” è il motto di Tim Berners-Lee. E per spegnere le candeline  del www-compleanno, a Roma se ne discute con filosofi, economisti, esperti di nuove tecnologie. Interverranno tra gli altri e oltre Berners-Lee, Stefano Quintarelli, Maurizio Ferraris, Alec Ross consigliere per i new media di Hillary Clinton.

L’evento sarà suddiviso in 4 sezioni in cui si discuterà di come il web ha cambiato e cambierà le nostre vite e i nostri modelli di sviluppo. Altratv.tv, Rai5 e Formiche, media partner della manifestazione, trasmetteranno l’incontro in diretta “a rete unificata”.

Article source: http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/11/13/news/buon_compleanno_www_tim_berners-lee_a_roma-24949885/?rss

Grande festa per il web "Banda larga è cosa seria"

martedì, novembre 15th, 2011

L’EVENTO

Celebrati a Roma i vent’anni del www. Con il creatore Tim Berners-Lee i rappresentanti dell’economia, dell’industria e della politica. Rodotà: “Online sono stati creati 700mila posti di lavoro, non si può scherzare con i fondi per il broadband”

Grande festa per il web Banda larga è cosa seriaTim Berners-Lee spegne le candeline per i 20 anni del web (ansa)

ROMA - Un’invenzione straordinaria da alimentare con dedizione perché non scompaia. E’ il world wide web, nato vent’anni fa nei laboratori del Cern di Ginevra e celebrato oggi a Roma con un incontro al quale ha partecipato il creatore del www. Tim Berners-Lee.

Dopo l’intervista rilasciata a Repubblica, Berners-Lee ha ribadito il suo messaggio alla classe dirigente: “La rete è un valore economico e pubblico”, ha spiegato. “Bisogna iniziare a parlare di diritto all’accesso e di diritto a non essere spiati”.

A Roma, Berners-Lee è stato festeggiato con tanto di torta e spegnimento di 20 candeline e ha ricordato quelli che sono i cardini di Internet, allora come ora, “accessibilità, gratuità e neutralità”, e ha insistito sull’importanza della riduzione del divario digitale anche per gli anziani.
 
“Se torno indietro e penso all’epoca del Cern mi rendo conto che mi sono trovato in un contesto meraviglioso – ha detto Berners-Lee alla folta platea del Tempio di Adriano -. Facevo dialogare i programmi e i computer, in poche parole avevo il diritto di innovare e non avevo un controllo. Ora, invece, viviamo in un periodo in cui dobbiamo lottare affinché le forze commerciali non chiudano Internet. Dobbiamo fare in modo che il web rimanga gratis, aperto e neutrale”, ha ricordato il suo inventore sottolineando la volontà a suo tempo

di allargare il mezzo “a più persone possibili”. Per inciso, Berners-Lee non ha mai brevettato la sua invenzione ed è per questo che tutti usiamo il World Wide Web senza pagare royalties ed è anche per questo che è diventato un potente strumento di diffusione di idee.

“Tutti devono fare parte della società dell’informazione, è importante che le persone siano connesse – ha sottolineato Tim Berners-Lee -. In Italia è in rete il 51% della popolazione: è un dato su cui bisogna lavorare, cercando di non lasciare indietro neanche gli anziani. Se tutti si collegano i governi potranno usare il web come supporto, come è accaduto nel Regno Unito dove c’è stato un risparmio di costi e spostamenti per i servizi del 25% e dove tutti i ministeri hanno messo online i loro dati. Se alcuni servizi come l’archiviazione dei dati sono pagati dai contribuenti, allora è giusto che questi abbiano i dati a disposizione. Nel futuro la rete diventerà una piattaforma ancora più robusta e potente e non dobbiamo perdere di vista queste cose fondamentali”, ha detto Tim Berners-Lee ad una platea composta anche da giuristi come Stefano Rodotà, esperti del settore come Stefano Quintarelli e filosofi come Maurizio Ferraris.

Proprio da Rodotà è arrivato il richiamo alla politica italiana, da mesi alle prese con il destino dei fondi destinati e mai stanziati per la banda larga: “Negli ultimi 15 anni il web ha creato settecento mila posti di lavoro”, ha ricordato Rodotà. “Giocare con gli investimenti sulla banda larga, come è stato fatto, dicendo che ci saranno investimenti di 800 milioni che poi scompaiono è un modo pessimo per affrontare queste questioni”.

Article source: http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/11/14/news/grande_festa_per_il_web_banda_larga_cosa_seria-25003782/?rss

"Così ho regalato il web al mondo"

lunedì, novembre 14th, 2011

L’INTERVISTA

Parla Tim Berners Lee, il padre del www. “Con la mia invenzione non mi sono arricchito e c’è ancora una sfida da vincere: il divario digitale. Oggi festeggia a Roma i 20 anni della sua creatura

Così ho regalato il web al mondoTim Berners Lee 

di RICCARDO LUNA
“NON C’E’ STATO un momento “eureka” nella creazione del Web. Un momento preciso in cui ho detto: è fatta! È stato piuttosto un percorso lungo. Se devo indicare un inizio potrebbe essere addirittura il 1980 quando scrissi un programma che si chiamava Enquire: io ero un giovane fisico e lavoravo al Cern di Ginevra. Quel programma mi serviva a tenere traccia del complesso di relazioni fra persone, idee, progetti e computer di quella straordinaria comunità di scienziati. Era solo ad uso personale. Poi nel 1989 scrissi un memo ai miei capi, un memo storico anche se allora non potevo saperlo. Proponevo di creare uno spazio comune dove mettere le informazioni a disposizione di tutti: lo chiamai il Web. L’idea era avere una rete dove chiunque potesse facilmente avere accesso a qualunque informazione, e dove aggiungere informazioni fosse altrettanto facile. Nel 1991 già funzionava fra gli scienziati e ho iniziato a diffonderla nel resto del mondo. Sono passati vent’anni esatti e posso dire che abbiamo avuto un certo successo…”. Tim Berners Lee ha 56 anni, è nato a Londra ma ormai da tempo vive e insegna al MIT di Boston; ha vinto il Millennium Prize, è considerato una delle 100 persone più importanti del secolo scorso e la regina Elisabetta II lo ha nominato cavaliere nel 2004. Per questo è diventato “sir”. Ma il titolo più importante glielo ha dato la Storia, con la maiuscola: è il creatore del World wide web. Stenta a credere che per molti Internet e il Web siano sinonimi. “Qualche giorno fa in Polonia stavo cercando di spiegare ai traduttori la differenza fra Internet e il Web. Visto che non ci riuscivo, ho chiesto: come spiegate il periodo che passa fra l’invenzione di Internet, 40 anni fa, e quella del Web, 20 anni dopo? E loro mi hanno risposto: 40 anni fa avevamo il comunismo e quindi per noi i due concetti sono sinonimi. In Italia la sapete la differenza?”. Per parlare del futuro di Internet, della necessità che tutti abbiano accesso alla rete e per soffiare sulle prime venti candeline del www, sir Tim oggi è a Roma dove aprirà una conferenza a lui dedicata: “happybirthday web”.

Wikipedia indica nel 6 agosto 1991 la nascita del Web, ovvero la messa in rete del primo sito: info. cern.ch. È una data speciale che dobbiamo trasmettere ai nostri figli? Avete in qualche modo festeggiato?
“A dire il vero non molto. Il 6 agosto 1991 ho solo mandato un messaggio al newsgroup alt.hypertext per far conoscere il Web al resto del mondo. Ma era già disponibile all’interno della comunità del Cern. Per me già esisteva”.

Molti dicono: Berners-Lee è stato bravo, ma il Web l’ha creato per caso mentre cercava di costruire un sistema per la gestione delle informazioni.
“Assolutamente no! Infatti lo chiamai subito World wide web, la grande rete del mondo, anche se molti mi diedero del presuntuoso. E gli indirizzi dei siti, le Url, le volevo chiamare Universal resource identifier. Ma quel nome fu bocciato dalla comunità degli ingegneri. Mi dissero: come puoi definire questa cosa ‘universale’? E io, che ero l’ultimo arrivato in quell’ambiente, cedetti: ok, chiamiamolo Uniform, dissi, così almeno non cambiava sigla”.

Per difendere l’apertura del Web, spesso si dice: è una piattaforma per l’innovazione. Difficile dirlo a chi pensa che Internet serva solo a mandare mail o aggiornare lo status su Facebook.
“Intanto va detto che quando la gente manda una mail o sta in un social network, spesso ha uno scopo creativo. L’idea del Web, quello che sta dietro tutto, è che se una persona ha una mezza buona idea e l’altra metà sta nella testa di un altro, il Web è il connettore che permette alle due metà del cerchio di unirsi. L’idea è una rete da tessere”.

È un’arma di costruzione di massa.
“Bella definizione. Questa è l’innovazione del Web. Non tutte le tecnologie portano innovazione. Una tecnologia può essere di ‘fondamenta’ o di ‘soffitto’. La prima è la base che supporterà sviluppi sempre più importanti. L’altra no: è progettata per creare un valore immediato e quindi denaro al suo fornitore. Il Web è una tecnologia ‘fondamentale’”.

Sul fronte opposto stanno sistemi come quelli adottati da Apple e Facebook?
“C’è una battaglia, o meglio, una tensione costruttiva, fra l’esigenza di fare soldi e quella di innovare. Un’azienda può avere la necessità di controllare l’intero sistema per fornire buone prestazioni e acquisire clienti e quindi pagare bene i propri programmatori. Ma se finisce con l’essere troppo dominante e chiusa limitando la libertà della gente, perderà mercato. Un giardino meraviglioso ma chiuso non può competere con la bellezza di una folle e indomita giungla”.

Il giardino della Apple ha perso il suo giardiniere. Qual è stata la sua reazione alla notizia della morte di Steve Jobs?
“Ho scritto un post sul mio blog. Una volta ci siamo quasi incontrati in una riunione di sviluppatori di NeXT in Francia. Lui osservò molte cose in quella stanza, ma andò via prima di poter notare il World wide web”.

Il NeXT era il computer visionario che Jobs realizzò quando venne licenziato dalla Apple. E su un NeXT lei ha scritto il codice del Web. Insomma, era un po’ anche roba sua…
“È vero, scrissi il progetto su un NeXT e fu incredibilmente facile. Era un computer che veniva dal futuro. Ricordo lo stupore quando mi arrivò e lo scartai, nel settembre 1990. La mail era già configurata e si apriva automaticamente con un messaggio audio di Jobs in persona che iniziava così: “Non stiamo più parlando di personal computer ma di interpersonal computing, collaborazione fra le persone”. Geniale! In quegli anni chi aveva un computer era molto frustrato. E Steve Jobs lo aveva capito. Aveva capito che i computer dovevano essere utili, collaborare con l’utente e fare ciò che l’utente si aspetta; e poi essere lineari, facili da usare e belli da vedere. Oggi lo diamo per scontato: del resto il sistema operativo del Mac e dell’iPhone si basa sul NeXT…”

Parliamo dell’Italia: siamo molto indietro per la diffusione della Rete. Che cosa ci stiamo perdendo?
“Prima di tutto penso che l’ubiquità della Rete sia più importante della velocità. La velocità è importante se vuoi vedere un video in alta definizione; ma l’ubiquità, anche con connessioni più lente, significa che puoi ricevere e spedire la posta e far parte dell’economia digitale. E poi: dando una banda larga minima a tutti si possono spostare i pagamenti pubblici online risparmiando un sacco di soldi. Insomma, penso che dovreste fare un grosso sforzo per colmare il divario digitale, per portare la Rete anche nelle aree rurali e in quei luoghi dove c’è gente che semplicemente non ha ancora imparato ad usare questa tecnologia. Questo significa anche creare luoghi pubblici dove tutti possono usufruire della Rete: immagino Internet-Point nelle piccole città e nei paesini dove andare per pagare il bollo dell’auto online, o cercare un lavoro, ritrovare i parenti che si sono persi di vista da tempo, mettere in vendita la macchina, insomma fare quelle cose che la gente ancora non sa fare online”.

La scelta che sta facendo l’Italia sembra l’opposto: portare la banda ultralarga nelle grandi città e nelle aree industriali, e lasciare indietro gli altri.
“Non è solo una questione di altruismo, il punto è come rendere il Paese più operativo e funzionale. Si tratta di capire se un Paese è serio oppure no. È un Paese serio quello in cui non si riescono a raggiungere contemporaneamente tutte le persone, e la gente non è informata tempestivamente su quello che succede, e non è in grado di rispondere alle emergenze? No, non è un Paese dove investire”.

L’Open government, ovvero quella serie di politiche che coinvolgono i cittadini nella amministrazione attraverso trasparenza e strumenti di partecipazione, può contribuire a diffondere l’uso del Web?
“Un governo digitale è molto più efficiente di un governo basato sulla carta, perciò prima il Paese abbatte il digital divide e meglio è. Ma l’Open government vuol dire arrivare a coinvolgere i cittadini per ottenere un feedback e magari una consulenza spontanea. È molto di più. Poi, c’è tutta la questione degli Open Data…”.

A che punto è arrivata la campagna per liberare i dati pubblici?
“I dati che il governo ha nei suoi archivi sono una risorsa preziosa per migliorarci la vita. Sapere, ad esempio, se un certo treno è in funzione e sta viaggiando, quali strade hanno delle buche, dove si trova la posta più vicina, il numero di crimini commessi in una determinata area del Paese, dove sono custoditi i piani di emergenza anti-alluvione… Essere in possesso di questo tipo di informazioni può far prendere decisioni migliori. E poi, c’è la trasparenza, che alcuni mettono al primo posto. In Gran Bretagna sta diventando normale che i dati relativi alla spesa pubblica siano “aperti”. Il Web è il luogo dove tutti possono verificare come vengono spesi i soldi dei cittadini”.

Dopo 20 anni, il Web è diventato quello che aveva immaginato?
“Sono molto contento della quantità incredibile di cose successe, ma purtroppo non vedo tanta gente che usa il Web in modo efficace per realizzare nuove idee. Internet è nato come piattaforma per lavorare insieme, e invece quasi tutti si limitano a usarlo per leggere e basta. Evidentemente gli strumenti di collaborazione che abbiamo non sono ancora adeguati”.

Dice “ancora” perché sta lavorando a un progetto di questo tipo?
“Sì, sono entusiasta di progettare, tra le altre cose, strumenti per il Web semantico che si basano sul concetto di dati collegati fra loro. Il Web semantico riguarda i dati, mentre i motori di ricerca lavorano con documenti ipertestuali. La sfida dei motori di ricerca è stata di cercare di creare una struttura dove non c’era alcuna struttura, tentando di infondere ordine e significato laddove non vi erano né ordine né significato; mentre con i dati l’ordine e il significato ci sono già. Quando si dispone di dati in un archivio, essi sono già ben ordinati e ben strutturati e hanno un significato molto più definito di gran parte dei contenuti presenti sul Web. Adesso finalmente sempre più persone stanno capendo il valore dei “linked open data”. Sarà così il nuovo Web e sarà più intelligente”.

Il Web ha creato moltissimi ricchi: ha rimpianti di non essersi arricchito?
“No. Se qualcuno mi vuole dare un sacco di soldi, a me non dispiace. Ma a me non dà fastidio che la gente abbia aperto attività sul Web e sia diventata ricca, anzi”.

Oltre due miliardi di persone usano il Web. Percepisce l’apprezzamento della gente per quello che ha fatto?
“Sì, un apprezzamento immenso. Però sono anche molto contento di non essere riconosciuto per strada! Vorrei dire un’ultima cosa…”

Prego.
“Vorrei solo ricordare il sito “WebFoundation.org”. Si tratta di una nuova Fondazione per combattere il divario digitale: c’è un vero abisso di opportunità tra coloro che hanno Internet e utilizzano il Web in modo efficace, e tutti gli altri. Di fatto, il collegamento alla Rete sta diventando così importante per l’umanità che ormai potremmo pensare all’accesso ad Internet come a un diritto universale. Il Nobel per la pace Liu Xiaobo ha definito Internet un dono di dio; bello, ma io preferisco parlarne come di un diritto dell’uomo”.

Article source: http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/11/14/news/intervista_berners_lee-24969134/?rss

alVerde lancia Scribox.it: la fonte di contenuti per il tuo sito web

giovedì, novembre 10th, 2011

Qual è l’elemento indispensabile per ogni sito web?
Qual è la migliore “esca” per destare l’interesse di Google?
Cosa permette agli utenti di distinguere un sito qualunque da un sito di valore?

La risposta è “il contenuto editoriale”, il quale può assumere le forme più disparate. Un contenuto potrebbe, infatti, essere una notizia,  un articolo, una recensione, una scheda prodotto, un ebook e non solo. La quantità e la qualità dei contenuti che formano un sito web determinano spesso il successo o meno del sito agli occhi di Google e degli utenti. I contenuti servono anche per promuovere un sito nel web, basti pensare ai comunicati stampa ed agli articoli pubblicati per svolgere le attività di article marketing e di link building.  Non sto scrivendo certo qualcosa di nuovo. La vera novità è rappresentata dai nuovi strumenti a disposizione di tutti coloro che hanno bisogno di contenuti editoriali per i propri siti web. Di cosa sto parlando?

Dovendo pubblicare contenuti per diversi progetti web, ho verificato personalmente che la realizzazione di tali contenuti comporta spesso alcune difficoltà:

  • Trovare validi scrittori.
  • Gestire gli scrittori selezionati (effettuare i pagamenti, gestire le comunicazioni e il flusso di informazioni, definire e far rispettare le tempistiche di consegna, ecc.)
  • Programmare il lavoro nel tempo.

Per queste ed altre motivazioni mi sono impegnato nell’ultimo anno, assieme ad un team di persone molto preparate, nella realizzazione di una piattaforma utile per svolgere tutte queste attività in modo più semplice e professionale. Il nostro desiderio è quello di offrire un utile strumento di crescita professionale per tutti coloro che gestiscono dei progetti in ambito web. E all’interno della community di alVerde credo ce ne siano molti!

Il nuovo servizio si chiama Scribox.it. Te lo descrivo in pochissime parole:

Hai ottime capacità di scrittura? Puoi utilizzare Scribox per guadagnare scrivendo. Il compenso per il tuo lavoro lo decidi tu e non dipende da guadagni pubblicitari o da altri fattori di questo tipo. Il pagamento è garantito perchè ricevi i pagamenti da un’unica azienda affidabile e non da utenti, spesso anonimi, conosciuti sui siti di annunci o sui forum. Più ti dimostri bravo ed affidabile come scrittore, più la tua reputazione all’interno di Scribox aumenta, portandoti così sempre più lavori da eseguire con compensi sempre più elevati.

Hai bisogno di contenuti editoriali? Puoi utilizzare Scribox per semplificare ogni fase del processo di sviluppo di tali contenuti: dalla ricerca dello scrittore, al suo pagamento a lavoro eseguito. Potrai richiedere i testi, valutare gli scrittori in base alle loro competenze ed ai feedback ricevuti, leggere i testi prima di approvarli, verificare l’unicità dei contenuti ed infine pagare una sola azienda. In altre parole non dovrai più eseguire molti micropagamenti ad utenti privati ed adempiere ad obblighi fiscali come il versamento delle ritenute d’acconto. Tutti gli articoli e tutte le comunicazioni saranno, inoltre, centralizzati ed ordinati, non sparsi tra email, Skype e messaggi privati sui forum.

Queste sono solo alcune delle caratteristiche standard del servizio che viene offerto tramite Scribox. Se hai esigenze particolari e necessiti di volumi importanti, allora potrai provare la versione Premium del servizio che ti permetterà di accedere ad ulteriori servizi con un account dedicato e con la possibilità di poter richiedere plugin dedicati alle tue esigenze. Se sei interessato a questa versione allora contattami.

 L’iscrizione è aperta a tutti?

Gli editori possono iscriversi ed utilizzare il servizio immediatamente. Inoltre, sul primo lavoro assegnato ad un autore, non si paga alcuna commissione a Scribox. Quindi perchè non provare?

Gli autori, invece, possono iscriversi per prenotare il proprio accesso a Scribox. Questo significa che l’attivazione dei singoli account verrà valutata dallo staff in base alle competenze degli autori, alle necessità della piattaforma e alle nuove offerte di lavoro che ogni giorno vengono inserite nel marketplace. 

Scribox è già attivo, in forma privata, da oltre un mese ed ora è pronto ad aprire le proprie porte a nuovi utenti. Passaparola! Grazie.

P.S. Se hai bisogno di maggiori informazioni lascia un commento o contattami.

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Come Scaricare Musica Da Youtube Gratis

domenica, novembre 6th, 2011



Come Scaricare Musica da Youtube? Sono sicuro che questa è una domanda che ti sei posto tantissime volte. Navigando su Youtube, ti sarà spesso successo di trovare dei video musicali, o addirittura video con un solo frame, che contenevano tutta la canzone che magari cercavi fa tanto.

come scaricare musica da youtube

Scaricare musica da Youtube è possibile, ed è anche molto facile. Ora ti spiegherò come scaricare musica da Youtube in pochi semplici passi.

Come Scaricare Musica Da Youtube: Metodo 1

come scaricare musica da youtube

DOWNLOAD

Il primo metodo che voglio consigliarti per scaricare musica da youtube gratis, è quello di utlizzare, un piccolo e leggero software da scaricare sul tuo computer. Si tratta di Youtube Song Downloader. prodotto da Abelssoft. Puoi scaricarlo in download dal link qui in alto. Il file del programma è sicuro e privo di virus. (Lo abbiamo personalmente testato).

Tutto quello che devi fare è scaricare il programma e installarlo sul tuo computer, una volta aperto, ti troverai di fronte a questa finestra.

come scaricare musica da youtube

Premi su Cerca musica e Video, per attivare il campo di ricerca. Ora devi inserire nel campo di ricerca il titolo della canzone che vuoi scaricare da youtube. I risultati ti verranno imediatamente mostrati. Selezionando un vdeo, potrai avviarne un’anteprima, per verificare che effettivamente è il file che desideri scaricarare.

come scaricare musica da youtube - youtube song downloader

Una volta scelto e selezionato il file da scaricare, ti basta premere su Download Musica, Download Video o Download Musica e Video, per scaricare il file MP3, il file Video od entrambi.

come scaricare musica da youtube

I file che si stanno scaricando puoi visualizzarli premendo su Downloads, dove potrei verificare lo stato di avanzamento e completamento del download. Con questo software capirai come scaricare video da youtube diventi facile e come sia davvero alla portata di tutti

 


Come Scaricare Musica Da Youtube: Metodo 2

Questo secondo metodo ti consente di scaricaremusica da youtube, utilizzando l’addon fi Firefox Download Helper ed un programma di editin video per il salvataggio della sola traccia audio del video.

La prima cosa da fare ovviamente è quella di andare a cercare un video youtube che contiene la canzone che vorresti scaricare.

Puoi trovare due tipi di video:

  1. Video con un solo frame fisso con tutta la canzone intera: In questo caso è stato montato un semplice video con una immagine per tutta la durata di tutto il flusso audio caricando direttamente L’mp3 dela canzone
  2. Video musicali presi ad esempio da MTV ecc.

Ma tutti i video in fondo vanno bene per estrarne la musica, ma i migliori sono sicuramente quelli che hanno gia all’interno il file mp3 (e sono anche quelli con la qualità migliore)

Vediamo ora Come scaricare musica da Youtube, una volta localizzato il video di nostro interesse con un esempio pratico:

Come scaricare musica da Yutube: Cosa scaricare

Prima di tutto hai bisogno di un software che sia in grado di scaricare sul tuo computer un video Youtube, Ti consiglio Download Helper, è il piu semplice da utilizzare. Scaricalo qui

come scaricare musica da youtube

Questo è un addon per Firefox, non funziona con altri Browser, quindi ti consiglio, se vuoi scaricare musica da youtube, ti utilizzare questo Browser. Una volta installato, quando sarai su youtube appariranno 3 palline, vicino al titolo del video, che inizieranno a girare quando farai partire la riproduzione.

come scaricare musica da youtube

Quando sulle tue pagine Youtube appariranno questi pallini sei pronto ad iniziare.

Come Scaricare Musica Da Youtube: Esempio Pratico

Andiamo su youtube e cerchiamo una canzone o un artista, n questo caso ho scritto Lady Gaga, e come vedi è apparsa una sorta di playlist, con i titoli delle sue canzoni.

come scaricare musica da youtube

Fai partire un video (io ad esempio ho scelto Bad Romance) e noterai che appena parte la riproduzione la palline inizieranno a girare, premi sulle palline e seleziona Download.

come scaricare musica da youtube

Il file del video verra automaticamente scaricato sul tuo computer, e potrai, con un qualsiasi programma di editing video, estrapolarne soltanto l’audio e salvarlo in Mp3.

Ti consiglio di utilizzare MPEG StreamClip, che puoi scaricare qui e salvare solamente la parte audio del video. Per farlo Seleziona Esporta Audio ed imposta Mp3 com estensione di salvataggio.

come scaricare musica da youtube

In pochi semplici passi ecco il tuo File Mp3 Scaricato da youtube!

Come Scaricare Musica Da Youtube: Metodo 3

Un terzo metodo per scaricare musica da youtube, è sicuramente uno dei piu semplici. Ti basterà infatti conoscere solo l’indirizzo del video che ti interessa e utilizzare un servizio web molto semplice e veloce. Vediamo quindi come scaricare musica da youtube con questo secondo metodo.

La prima cosa da fare è andare su youtube e copiare l’indirizzo del video. In alcuni casi non c’è il link diretto ma un link più lungo, stai attento a copiare solo la parte di link che precede il in questo modo.


scaricare musica da youtube


Una volta copiato il link devi andare sul sito web VidtoMp3 nel quale potrai copiare il link e scaricare il file Mp3, vediamo come scaricare musica da youtube con questo sito.

Come Scaricare Musica Da Youtube Usando Vidt0Mp3

come scaricare musica da youtube

Questo sito ti permette di scaricare l’audio di un video Youtube semplicemente incollando il link relativo in questo spazio.

come scaricare musica da youtubePuoi selezionare anche il tipo di qualità del file audio, scegliendo tra Standard Quality o High Quality. Una volta incollato il link del video youtube dal quale scaricarne l’audio, premi su Download.

Aspetta qualche secondo che il file venga elaborato e premi sul nuovo bottone Download Mp3 che appare, per scaricare il tuo file.

 

come scaricare musica da youtube

Non farti ingannare dai vari bottoni Download che compaiono, premi solo quello indicato dalla freccia qui sopra per scaricare il file Mp3.

 

Come Scaricare Musica Da Youtube : Metodo 4

Se nessuno dei metodi precedenti ha funzionato, hai una quarta opzione per scaricare musica da Youtube. Esiste un altro sito che ha funzioni pressoche simili a quelle di VidtoMp3, ovvero listentoyoutube.

come scaricare musica da youtube

Anche non devi fare altro che incollare nello spazio il link del video e premere GO, per avviare l’elaborazione e scaricare il file usando il bottone Download Mp3.


Come Scaricare Musica Da Youtube: Metodo 5

Un altro metodo per scaricare musica da youtube è quello di usare un addon per Google Chrome molto interessante. Puoi scaricare l’addon Youtube Mp3 cliccando il link.

scaricare musica da youtube


Una volta scaricato e installato l’addon, quando sarai su youtube apparira nella barra dgli indirizzi un bottoncino MP3,


scaricare musica da youtube

Premendo il bottone si aprirà un sito che inizieràautomaticamente la procededura di Download Mp3 dopo averlo elvaboratro premi su Download Mp3, per scaricare il file.

come scaricare musica da youtube

Premuto il tasto Download scaricherai il file sul tuo computer in pochi minuti.


Come Scaricare Musica Da Youtube: Metodo 6

Un altro metodo che puoi utilizzare per scaricare musica da youtube è quella di utlizzare Songr

come scaricare musica da youtube songr


Questo piccolo software ti consente di ricercare e scaricare musica sia da youtube che da altre fonti. Funzione molto interessante di Songr quella di poter selezionare la voce Scarica da YouTube.

Anche in questo caso dovrai incollare all’interno della finestra che comprarirà, il link del video dal quale prendere la traccia audio e trasformarla in Mp3 usando la spunta alla voce File audio Mp3.


Come Scaricare Musica Da Youtube: Metodo 7

Passiamo ad un altro metodo per scaricare musica da youtube ovvero quello di utilizzare il sito clip.dj grazie al quale potrai ricercare come se fossi su youtube un video, ed estrapolarne direttamente l’audio utilizzando il tasto Download Mp3

come scaricare musica da youtube con clip dj

Per utilizzare Clip.dj, ricerca un video sulla home page principale del sito. Compariranno tutti i video inerenti alla ricerca che hai fatto.

Premi il tasto Download, iniziera così una brevissima elaborazione, che farà comparire sulla parte destra del sito, una nuova serie di bottoni.

scaricare musica da youtube

Ecco cosa puoi fare a questo punto:

  • Play Mp3: Ascoltare il file mp3 direttamente online
  • Watch Video: guardare il video come se fossi su youtube
  • Download Mp3: Scaricare il file Mp3 sul tuo computer
  • Download Video: Scaricare il video sul tuo computer

Ovvamente se vuoi scaricare l’mp3 del video, premi su Download Mp3 ed il gioco è fatto.

Questi sono alcuni dei modi che si possono utilizzare per scaricare musica da youtube, ricordati che comunque la qualità dei file non sarà mai equiparabile a quella di un CD quindi ti consiglio, per goderti la vera musica di acquistare sempre le tue tracce audio, da Itunes o CD.

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Article source: http://www.costruireweb.it/come-scaricare-musica-da-youtube_20111006.htm

Galaxy Note, il giusto mix tra smartphone e tablet

venerdì, ottobre 28th, 2011

Qualcuno lo chiama “phablet”, unendo il termine phone a quello della “tavoletta”. Una via inedita: schermo da 5 pollici, funzioni touchscreen avanzate, ma maneggevolezza simile a quella di un telefonino. Infatti, al contrario dei “fratelli maggiori”, può telefonare 

di ERNESTO ASSANTE

Galaxy Note, il giusto mix tra smartphone e tablet 

Smartphone o tablet? Fno a poco fa la domanda non si poneva nemmeno, lo smartphone serviva per molte attività, ma faceva una cosa che il tablet non sapeva fare per bene, ovvero telefonare, e il tablet faceva tutto quello che anche lo smartphone era in grado di fare, ma anche molto di più. Chi voleva avere tutto in mobilità, le capacità di un computer e le possibilità di comunicazione di un telefono, doveva portarsi dietro due device diversi.

Ora arriva il “phablet”, ovvero la più interessante scommessa di Samsung, un mix tra smartphone e tablet che si chiama Galaxy Note. Di incroci tra tablet e smartphone il mercato ne ha proposti diversi negli ultimi tempi, Samsung aveva addirittura aperto la strada con il suo primo tablet di nuova generazione, il piccolo Galaxy Tab, ma nessuno era riuscito a realizzare un prodotto davvero convincente e soprattutto, originale. Il Note, invece, è entrambe le cose: convincente, perché la macchina ha caratteristiche tecniche e funzionali che la pongono davvero all’incrocio tra tablet e smartphone, originale perché invece di inseguire Apple sulla strada aperta da iPhone e iPad, prova a indicare una via inedita, scommette su qualcosa di diverso per convincere i consumatori.

E le “diversità” principali sono due. La prima è meramente tecnica, ovvero uno schermo da cinque pollici che lo fa assomigliare ancora a uno smartphone, ma con dimensioni tali da poter garantire alcune essenziali caratteristiche dei tablet. La seconda è

si altrettanto tecnica, ma sottintende una “filosofia” del tutto nuova: il Note, come indica il nome stesso, è una sorta di grande bloc notes digitale che può essere gestito con una piccola penna, che consente di scrivere sullo schermo, di disegnare a mano libera, di prendere appunti o fare annotazioni pressoché ovunque.

“La gente vuole fare di piu con i propri device”, dice JK Shin, presidente di Samsung Mobile, “il Galaxy Note è la risposta, consente di fare molto di piu con diversi modi di imput”.  Ed è proprio questo il punto: il Note accetta input da tastiera, sia quella virtuale sullo schermo, ovviamente più ampia e gestibile di quella degli altri smartphone, sia quella esterna che può essere collegata via bluetooth; accetta quindi tutti i comandi via touch screen, e consente scrittura e annotazione a mano con l’uso della nuova S Pen. Con la penna si scrive, si disegna, si possono ritagliare immagini da qualsiasi fonte e incollarle su messaggi, documenti o altro ancora, la macchina consente di integrare mail e persentazioni, creare disegni e storie mescolando foto, video, testi e disegni,  si può persino scrivere sopra le fotografie.

Di base assomiglia a un palmare del passato, in sostanza è una scommessa sul futuro. Così come l’iPhone 4S propone Siri, ovvero l’inizio di un era in cui la nostra relazione con le macchine non sarà più legata a tastiere o touch ma alla voce, così Samsung, con la S Pen, ci dice che l’era del touch e delle tastiere prima o poi finirà e che per avere una flessibilità maggiore, per consentire alla macchina di fare più cose che in passato, bisogna cambiare e guardare oltre. E cos’è che la rivoluzione digitale non ha ancora mandato in pensione? La penna, che noi tutti ancora quotidianamente usiamo. Ma in un’era “paperless” come la nostra, c’è probabilmente spazio per una penna digitale di nuova concezione. E qui arrivano la S Pen e il nuovo Galaxy Note.

La mossa di Samsung è ineterssantissima e foriera di molte altre sorprese, non appena il kit per gli sviluppatori sarà disponibile vedremo certamente fiorire una grande quantità di applicazioni basata sulla nuova penna e vedremo quali saranno le reali potenzialità di questo nuovo strumento. Ma già ora, è evidente il fatto che Samsung non vuole più giocare la partita della comunicazione digitale con le regole stabilite dalla Apple e che cerca, con nuove idee, di aprire spazi di mercato nuovi, per raggiungere soprattutto quelli che, fino ad oggi, non sono stati convinti dai device che già sono in scena.

Mentre con il piccolo Galaxy Tab era evidente che la scelta di differenziarsi dall’iPad avrebbe chiesto altro che la semplice riduzione delle dimensioni, nel caso del Note è il cambio di filosofia ad essere interessante, con una macchina che non è solo smartphone, non è solo un palmare, ed ha molto in comune con un piccolo tablet. La data di arrivo in Italia per il Galaxy Note è il 10 novembre, in tempo per la grande sfida di Natale, che Samsung gioca anche con il nuovo Nexus, il nuovo telefono targato Google che, unica macchina sul mercato, ha il nuovo sistema operativo Android, l’attesissimo Ice Cream Sandwich.

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"I nuovi motori di ricerca? Uniranno il reale e il virtuale"

lunedì, ottobre 24th, 2011

L’INTERVISTA

Parla Massimo Marchiori, inventore dell’algoritmo di Google. Il giovane matematico riceve domani a Verona il premio Masi per la Civiltà Veneta. “Cervello di rientro”, dal Mit di Boston è tornato ad insegnare a Padova. E studia nuovi software, sempre più vicini all’uomo dI ALESSIA MANFREDI

I nuovi motori di ricerca?  Uniranno il reale e il virtualeMassimo Marchiori

HA INVENTATO l’algoritmo di Google e lo ha regalato a Larry Page e Sergey Brin, che lo hanno trasformato in un colosso planetario. Se ne è stato in giro per il mondo a fare ricerca: giusto per dare un’idea è autore del P3P, standard mondiale della privacy sul web, è tra gli ideatori del Web Ontology Language (OWL) standard mondiale per il ragionamento sul web, ed è l’unico italiano ammesso nel board del W3C, il consorzio diretto da quel tale Tim Berners Lee, che definisce gli standard di sviluppo di Internet. Massimo Marchiori, classe 1970, è stato un cervello in fuga doc, che ha scelto però il percorso inverso tornando in Italia, nel suo Veneto. Dove ora è professore associato all’università di Padova, la stessa dove nel ’95, da studente di dottorato creò nello scetticismo generale Hyper Search, motore di ricerca di nuova concezione di cui si invaghì Larry Page. La sua “evoluzione” si chiama Page Rank, il cuore di Google. Il resto è storia del web.

Parabola illuminante e in controtendenza quella del giovane matematico ed informatico di formazione tutta italiana, arrivato al successo fuori dal suo paese  – qui non aveva vinto neppure un concorso da ricercatore – che ha lasciato l’eldorado per riportare il suo talento in patria. Senza rimpianti, rimboccandosi le maniche. “E’ il mio paese. Sono tornato per dare il mio contributo, per trasmettere entusiasmo alle nuove generazioni e anche perché nessuno qui insegnava il web”, racconta al telefono.

Domani a Verona riceverà il Premio Masi per la Civiltà Veneta, riconoscimento che premia giovani talenti internazionali in diversi campi, che in questa edizione condivide con l’attore Giuseppe Battiston e Arrigo Cipriani, patron dell’Harry’s Bar.

Professore, in principio fu Hyper Search.
“Era il 1995, praticamente un’era geologica fa, parlando di Internet. L’ho sviluppato e implementato nei sotterranei dell’università, usando l’unico computer che era a disposizione degli studenti di dottorato. All’epoca nessuno ci capiva granché e anche quelli che usavano il motore di ricerca erano pochissimi. Ma era una cosa nuova, non si fermava al contenuto della singola pagina ma teneva conto dei collegamenti della pagina con il resto del web. A cosa serve? mi chiedevano. Anche per i docenti era un giochino, una stupidata. Allora anche i corsi di web si contavano sulle dita di una mano, c’era molto snobismo e il rifiuto a mettersi in gioco”.

Alla faccia del giochino..
“Poi l’ho presentato alla Conferenza mondiale del world wide web in California, a Santa Clara. C’erano parecchi nomi grossi e fra il pubblico c’era anche Larry Page, all’epoca studente come me ma a Stanford. Capì subito che Hyper Search batteva tutti i motori di ricerca dell’epoca. Rimase folgorato: dopo la conferenza venne a parlarmi, passammo un sacco di tempo insieme. Alla fine mi disse: torno a Stanford e cerco di farci un motore di ricerca su larga scala”.

E da lì nacque Google.
“Esatto”.

Non le dispiace non averci lavorato insieme a loro? Parliamo di un motore di ricerca che vale 143 miliardi di dollari.
“Page e Brin hanno sempre riconosciuto l’origine dell’idea, mi hanno sempre citato e ne sono contento. All’epoca era solo un motore di ricerca e non mi interessava granché rifinire il progetto. C’erano tante altre cose da fare, per me quella era una cosa conclusa, volevo fare altro”.

Lei ha lavorato in Olanda, poi al Massachusetts Institute of Technology, tempio della ricerca tecnologica. Però ha deciso di tornare indietro.
“Il primo lavoro l’ho avuto in Olanda quando ancora non ero laureato. A Padova ho fatto poi il giro dei concorsi ma non ne ho vinto nemmeno uno. Sono stato in America ma ho deciso di tornare qui, mantenendo però la doppia affiliazione con il Mit. Prima come ricercatore a Ca’ Foscari a Venezia, poi come professore associato a Padova”.

Perché un cervello come il suo ritorna?
“Intanto dal punto di vista della ricerca non ho perso nulla. Per quello su cui lavoro, il fatto che io sia qui o a Boston è irrilevante. Ci si parla via internet, usare il web è la cosa più facile. Ed ho conservato le mie collaborazioni internazionali. Certo, sono passato da 10mila dollari al mese a 2.000 euro – erano 970 da ricercatore – ma nella mia scala di valori i soldi hanno un posto molto basso, mi basta avere quelli giusti per vivere bene. L’Italia è il mio Paese, è casa mia, sono tornato per dare il mio contributo didattico. Piuttosto che insegnare in America, dove i ragazzi sono molto coccolati e hanno già tutto, ho preferito tornare qui. Anche oggi quelli che insegnano web e internet in Italia si contano sulle dita di una mano, sono poche le persone che possono trasmettere qualcosa alle nuove generazioni”.

A giudicare dal fan club che le hanno dedicato i suoi studenti, apprezzano.
“E’ una delle cose più belle, i ragazzi capiscono l’impegno, è quello il riconoscimento migliore”.

Pensa mai a riandare all’estero?
“Di offerte ne ricevo in continuazione. E non è che non veda le cose che non vanno qui. Ma o ti rimbocchi le maniche oppure dici che la situazione è troppo difficile e scegli di andartene. Certo che qui devo fare più fatica per la ricerca, nessuno mi dà una mano, nessuno mi sgrava della burocrazia. E capisco i colleghi che fanno una scelta diversa. Diciamo che finora resisto”.

Com’è il suo rapporto col suo ‘figlioccio’ Google?

“E’ il motore che uso anch’io, e apprezzo che ci sia una continua innovazione, una notevole vitalità. Non è più solo motore ma anche tante altre cose. Quello che non mi piace è l’aspetto business. La pubblicità su Internet comporta che si facciano dossier sulle persone, e questo non mi va. Ma è un aspetto che non è solo di Google, ma anche degli altri motori”.

Dove sta andando la rete?
“Ora nelle mie ricerche mi occupo di motori in senso più lato. Da tempo siamo fermi ad una modalità ‘oracolo di Delfi’: fai una domanda mettendo qualche parola e il motore dà una risposta, quella che considera giusta. Stop. Nella vita reale non funziona così, c’è interazione. All’inizio l’uomo si adatta alla tecnologia, poi è il contrario, la tecnologia si adatta all’uomo. E’ questo è il progresso”.

Il cosiddetto web intelligente?

“Il motore di ricerca deve essere di assistenza all’uomo. Dev’essere un canale a due vie, invece che a monosillabi come è ora. Una sorta di dialogo socratico, maieutico in cui alla fine si arriva alla soluzione corretta. Ci vuole tempo, però, e tanta potenza di calcolo. Funzionerà quando si potranno raggiungere i risultati nei tempi del web, cui siamo abituati: qualche frazione di secondo”.  

L’aspetto sociale del web è il futuro?
“E’ l’altro versante su cui sto lavorando, la socialità delle reti. Siamo ancora in una fase preistorica nel cogliere l’estensione della nostra società nella rete, agli albori nel capire come funzioniamo sul web, ma è in quella direzione che stiamo andando sempre di più. Ora ci sono due parti distinte: da un lato l’enorme bagaglio di conoscenze del web, una sorta di enorme libreria. Dall’altra le persone. Un po’ come dire Google versus Facebook, divisi. In futuro questa distinzione non ci sarà più. Ci sono già timidi tentativi di unione fra mondo reale e virtuale, come quando ad esempio vado in un museo e appare sul mio profilo social dove sono. Ecco, andiamo verso la convergenza di questi due mondi. In futuro, la distinzione fra questi due aspetti sarà sempre più sfumata”.

Article source: http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/09/23/news/marchiori_inventore_algoritmo_google-22111938/?rss

Fan delusi, ma è una svolta

lunedì, ottobre 10th, 2011

L’ANALISI

di ERNESTO ASSANTE

Fan delusi, ma è una svoltaTim Cook presenta il nuovo iPhone 4S (afp)

Nuovo? A giudicare dal nome, 4S e dall’aspetto no. È un vecchio iPhone al quale è stato rifatto il trucco, con un processore migliore, una video-fotocamera in grado di competere con le macchine specifiche, e un nuovo sistema operativo che fa un sacco di cose interessanti, quello che basta alla Apple per mantenere la supremazia, ma nulla di più. Poi, però se a tutto questo aggiungiamo iCloud lo scenario cambia e non tutto è esattamente come sembra. E se come ciliegina sulla torta mettiamo la “Personal intelligent assistant” il quadro si fa decisamente più chiaro, così come il messaggio.

Non è la macchina ad essere importante, la rivoluziome è altrove. Ed è in un sistema che, per la prima volta, si propone a noi in maniera completa come una alternativa a tutto quello che fino ad oggi abbiamo conosciuto e considerato come assodato. Il cloud significa vivere senza supporti e poter utilizzare anche un piccolissimo oggetto come uno smartphone al posto del dvd o della console per i videogame sotto al televisore. E Siri, l’assistente intelligente, ci dice anche che stiamo entrando in un mondo senza tastiere, nemmeno quelle virtuali alle quali da pochissimo, con smartphone e tablet, ci eravamo abituati. Il mondo post-pc non ha nulla di fisico, non ci sono tastiere e supporti, non ci sono dischi, libri, giornali o dvd. E tra poco non avremo nemmeno bisogno di un motore di ricerca tradizionale, perché il nostro piccolo smartphone sarà in grado, è già in grado, di ascoltare

le nostre domande e cercare per noi le risposte, come abbiamo visto in centinaia di film di fantascienza. Siamo all’inizio, l’assistente parla solo tre lingue, inglese, francese e tedesco, e non è detto che capisca davvero tutto al primo colpo. Ma se pensiamo a com’erano i telefoni cellulari solo una decina di anni fa è facile scommetere su un rapido miglioramento del software.

Un semplice gadget, un giochino per bambini? È davvero motivata la “delusione” che in molti nei primi momenti manifestano, e che i mercati segnalano? Vorrei andare controcorrente e dire che la delusione è immotivata e prendermi il rischio di affermare, apertamente, che la presentazione che la Apple ha fatto a Cupertino è una di quelle che cambiano le regole del gioco, portando la Apple sul terreno dell’innovazione non tanto sulla macchina ma sulla filosofia di fondo. La macchina non può essere migliorata di molto, anche se fosse arrivato un iPhone 5 non sarebbe stato, tecnicamente parlando, molto migliore di questo.

Certo, poteva essere più cool, poteva avere uno schermo più grande, poteva… ma non sarebbe neanche in quel caso cambiato gran che. Perché la novità è più grande di un semplice look-and-feel, di una semplice funzione in più. La novità è che il nuovo “sistema Apple” ci invita ad entrare in un mondo che non è quello dei computer, dei motori di ricerca, di Internet che abbiamo fino ad oggi frequentato con soddifazione, e ci spinge a guardare oltre. Verso un sistema integrato che attraverso ogni macchina, con la quale saremo in grado di dialogare parlando con il nostro linguaggio, ci offrirà contenuti e ci darà modo di produrne, condividendoli con gli altri.

Apple prova a stabilire uno standard per la comunicazione del nuovo millennio. E se ci riuscirà, se riuscirà a convincere che questa è la strada del futuro, sarà difficile superarla.
 

Article source: http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/10/04/news/fan_delusi_ma_una_svolta-22707510/?rss

Apple, incognita dopo Jobs "Ha lasciato idee per 4 anni"

venerdì, ottobre 7th, 2011

ADDIO STEVE

A due giorni dalla morte del geniale fondatore dell’azienda madre del Mac e della linea con i (dall’iPod all’iPad), i mercati e gli analisti si chiedono cosa succederà. Il Times: “Pronti nuovi apparecchi per almeno quattro anni”. E una nuova stella appare sulla Walk of Fame

Apple, incognita dopo Jobs Ha lasciato idee per 4 anni (lapresse)

“E ADESSO?” La chiave è tutta qui, in questa domanda. Steve Jobs è morto, il mondo lo ricorda incessantemente da quasi 48 ore ma qualcuno ora comincia a guardare avanti. A un futuro senza “il visionario” fondatore di Apple, creatore dell’iTutto: il lettore mp3, il melafonino, il tablet. E il padre – insieme all’altro Steve, Wozniak – dei moderni personal computer. 

ADDIO A STEVE JOBS: LO SPECIALE

La reazione dei mercati è stata composta: il titolo in borsa ha avuto solo una leggera flessione, segno che i trader erano pronti a questo momento e sono fiduciosi che – almeno nel breve periodo – Apple rimarrà leader nel suo settore. Ma qui, per Tim Cook, nuovo Ceo dell’azienda, inizia la parte più difficile. Il lancio dell’iPhone 4s, il primo prodotto già considerato post-Jobs, introduce interessanti novità ma non ha ottenuto il plauso unanime dei fan della mela. Viene da chiedersi che impatto avrebbe avuto Siri, l’assistente parlante del nuovo cellulare, se solo fosse stato lanciato durante un keynote di Steve.

VIDEORITRATTO Jobs, l’uomo che visse tre volte

“La scomparsa di Jobs – spiega Lance Strate, professore di Comunicazione e media alla Fordham University di New York – metterà più pressione sui dirigenti Apple per il lancio dei nuovi prodotti. Difficilmente Cook sarà considerato responsabile se le prossime release non saranno all’altezza delle aspettative, ma tutti sottolineeranno come manchi il genio di Steve Jobs”. Ma il futuro non è grigio: “Nonostante i sali e scendi del mercato, il settore tecnologico è vitale – chiosa Strate – la gente taglierà sulla benzina prima di tagliare su computer, smartphone e tablet”.

Ma non tutti la pensano così: “Apple senza Steve Jobs non è nulla”, spiegava poco tempo fa con durezza forse eccessiva l’analista statunitense Trip Chowdhry. “Puoi insegnare alle persone a essere efficienti, pagare consulenti, ma solo Dio crea l’innovazione”. E il San Francisco Chronicle sottolinea come con il tempo si alzeranno sempre più voci contro Jobs, che metteranno in una luce diversa le innovazioni che sono nel tempo diventate il suo secondo volto. “Chiedete però in giro – scrive il giornale – quanti di quelli che conoscete hanno almeno un device targato Cupertino. E chiedetegli cosa ne pensano. La risposta sarà sempre la stessa: ‘Lo adoro”.

E poi c’è il tesoretto, di cui scrive oggi il quotidiano britannico Times: Steve Jobs avrebbe lasciato quattro anni di prodotti già pronti. Secondo Times, infatti, Jobs in persona avrebbe confidato ad alcuni colleghi che una serie di nuovi prodotti riposa nei forzieri di Cupertino. Le voci vogliono che versioni base dei futuri ‘miracoli’ della Apple fossero pronti con anni di anticipo. E l’iPhone 5 – la cui commercializzazione slitterebbe a fine 2012 o inizio 2013 – sarà un oggetto capace di cambiare, di nuovo, le regole del gioco.

Ma mentre mercati, analisti e media si chiedono “e ora?”, il cordoglio non accenna a diminuire. Messaggi da tutto il mondo, omaggi, pellegrinaggi negli Apple Store e tweet continuano a rincorrersi. Il nome di Jobs arriva anche sulla famosa Walk of Fame di Los Angeles, la via delle stelle del cinema, dove qualcuno da ieri con un pennarello ha aggiunto il nome di Jobs in mezzo a quello di Audrey Hepburn e Alfred Hitchcock.

Perché per il mondo lui era una star. E questo non passerà così presto come vogliono gli analisti.
 

Article source: http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/10/07/news/dopo_jobs-22858042/?rss

Social shopping, attenzione Quando il cliente ci rimette

martedì, ottobre 4th, 2011


WEB

I siti che offrono coupon per acquisti scontati contano milioni di utenti soddisfatti. Ma le lamentele non mancano. Sono soprattutto causate da esercenti che non rispettano gli accordi. E i servizi al cliente post-vendita non brillano per efficienza di TIZIANO TONIUTTI

Social shopping, attenzione Quando il cliente ci rimette

ROMA - E’ un boom prolungato quello degli acquisti di gruppo sul web. Groupon, Groupalia, Glamoo sono nomi ormai notissimi per milioni di utenti nel mondo e in Italia. Servizi che si basano su un principio semplicissimo: puntare sulla quantità di acquisti per ottenere le offerte migliori. Un weekend in un hotel con Spa di lusso per due, ad esempio, può costare anche cinquanta euro, l’importante è raggiungere il numero di utenti necessari a far scattare l’offerta. Il sistema funziona così bene che il gigante Google ha tentato, qualche tempo fa, l’acquisto di Groupon per oltre 5 miliardi di dollari. Che Groupon ha gentilmente rifiutato.

Gioie e dolori. Grande successo per le piattaforme e tanti utenti soddisfatti, certamente. Ma da qualche tempo in Italia aumentano le segnalazioni di disservizi: nella stragrande maggioranza dei casi non si tratta di problemi delle piattaforme di acquisto “social”, ma delle aziende che decidono di promuovere i propri prodotti o servizi attraverso di esse. E però, gli utenti a volte lamentano anche l’impossibilità di parlare con un servizio clienti o la reticenza degli stessi a fornire informazioni. Un numero minimo rispetto ai clienti soddisfatti, però in crescita. E i messaggi di lamentela sui blog, nei forum e sulle bacheche Facebook delle piattaforme di acquisto collettivo aumentano.

I numeri. L’associazione di consumatori Adoc ha rilasciato una stima secondo cui il 33% degli italiani ha acquistato almeno una volta

un coupon su uno dei vari siti di buoni affari. Percentuale di rilievo, ma nei dati si legge anche che “circa il 35% ha riscontrato un problema dopo l’acquisto del coupon e nel 66% dei casi le rimostranze sono legate al partner aziendale prescelto”. Di questi, nel dettaglio, il 15% lamenta difficoltà nell’ottenere eventuali rimborsi, il 21% la mancanza di assistenza. Soprattutto, i ritardi nella consegna dei prodotti, la mancanza di documentazione fiscale relativa ad alcuni acquisti anche di valore, e il trattamento “diverso” riservato a chi paga col coupon rispetto ai clienti “normali”. Oltre al diniego da parte di alcuni esercizi di erogare prestazioni e servizi il sabato o la domenica, mentre nel coupon è specificato che si tratta di giorni utilizzabili. E poi, le difficoltà di prenotazione in tempi brevi dei servizi, disguidi con spese di spedizione inizialmente stralciate e poi incluse. Se è vero che la maggior parte delle insoddisfazioni derivano dal mancato rispetto delle regole dei partner, va notato come i servizi di assistenza dei siti non siano il massimo dell’efficienza. Non è difficile trovarsi diverso tempo in attesa al telefono o attendere mail per giorni, lamentano gli utenti. O anche recedere dagli acquisti e esercitare appieno i diritti dei consumatori.

Affari d’oro. I clienti soddisfatti dei siti di shopping sono certamente più di quelli che riscontrano problemi. E il giro d’affari, soprattutto in tempi di crisi, è naturalmente in crescita. Da parte loro, le aziende che vendono coupon sottolineano di tenere il cliente in massima attenzione e di esercitare “training” sulle aziende partner, che però a volte non fanno appropriata formazione sui dipendenti. E così possono nascere gli equivoci e i problemi. Servizi di assistenza per gli utenti meno nebulosi e più efficienti, uniti a “policy” più chiare per chi offre prodotti e servizi, possono aiutare utilizzatori e fornitori a fare buoni affari.
 

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Compleanno per Google Chrome In tre anni la scalata dietro i big

sabato, ottobre 1st, 2011


INTERNET

Con il 23% del mercato, è il terzo browser più usato dalla rete. Lanciato il primo settembre 2008: vincente la formula dell’integrazione con gli altri servizi del motore di ricerca.

Compleanno per Google Chrome In tre anni la scalata dietro i big

“Happy birthday, Chrome!”: così s’intitola il post con cui lo staff di Mountain View festeggia il terzo anno di vita del suo browser. Lanciato con un fumetto nell’agosto del 2008, poi ufficialmente il 1 settembredi quell’anno, Chrome si è velocemente affermato e ora detiene il terzo posto sul podio degli interfaccia con cui gli utenti navigano in rete. Nel post del blog ufficiale Ben Goodger e Darin Fisher, ingegneri informatici, riepilogano le caratteristiche con cui Chrome si è affermato sulla rete: semplicità, velocità, sicurezza.

Il “browser del futuro”. Seguendo strettamente Internet Explorer e Firefox, Chrome oggi vanta il 23% del mercato, stando ai dati di Stat Counter. Utenti conquistati in soli tre anni grazie all’integrazione con tutti i servizi di Google, usati da milioni di utenti. Fra le innovazioni con cui il browser di big G si è distinto dagli altri, spicca il Chrome Web Store, negozio virtuale dove scaricare o acquistare applicazioni, plugin ed estensioni. Un “mercato” virtuale che è diventato la chiave per affermare i Chromebook, computer portatili che hanno Chrome come sistema operativo e unico spazio di lavoro.

L’interattività. Anche l’interattività

gioca un ruolo fondamentale: per Chrome Google ha puntato tutto su Html5, linguaggio di programmazione che permette di integrare animazioni, grafica e video, in una sola pagina di codice, senza dover lanciare applicazioni esterne, come Flash. Fino ad arrivare al WebGL, una struttura che permette di integrare animazioni grafiche in 3D.

La storia. In una infografica interattiva che riassume la storia dei browser dalla loro prima apparizione (il 22 aprile 1993, con il pionieristico Mosaic), Google ricostruisce anche i propri passi per farsi strada in un mercato fondamentale. I browser sono le finestre da cui ci affacciamo sulla rete, e il colosso californiano li sta trasformando in una vera e propria piazza, dove navigare, comunicare e fare acquisti. Lanciando Chrome, Google si riproponeva di “ricominciare da zero”, proponendo una navigazione basilare, pulita, dove fosse presente solo il necessario. Oggi, alla semplicità della grafica, si aggiungono le moltissime opzioni che l’utente può installare sul browser.
 

Article source: http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/09/02/news/chrome_compie_3_anni-21146005/?rss

"Solo le apps ci salveranno" Inizia la guerra delle smart tv

sabato, settembre 24th, 2011



 

 

 

IFA 2011

Arrivano anche nei televisori i mini-software che hanno fatto la fortuna di tablet e smartphone. E i produttori affilano le armi per imporre lo standard che rivoluzionerà il mercato dal nostro inviato ALESSIO BALBI

Solo le apps ci salveranno Inizia la guerra delle smart tvUna schermata di apps su un modello di smart tv

BERLINO -Hanno decretato il successo degli smartphone e dei tablet, contribuendo contemporaneamente a creare un mercato completamente nuovo e inatteso, pieno di possibilità per i grandi gruppi e per i piccoli sviluppatori con buone idee. Ora le “apps”, i mini software che spopolano sui cellulari di ultima generazione, trasformandoli in strumenti in grado di fare praticamente ogni cosa, promettono di rivoluzionare anche quel moloch immutabile chiamato tv. E regalano ai grandi produttori per la prima volta dopo anni l’ebrezza (vedremo quanto illusoria) di poter invertire la tendenza che vedeva la vecchia tv lentamente ma inesorabilmente messa da parte in favore di console e pc.

All’Ifa 2011, il più importante appuntamento europeo per l’elettronica di consumo in corso a Berlino fino al 7 settembre, le parole più ascoltate sono “smart tv”. Decisamente, non è la prima volta che l’industria, fin dai tempi del tubo catodico, annuncia l’arrivo dell’intelligenza nelle tv. Un miracolo, è il caso di dirlo, che di volta in volta sarebbe stato possibile per intercessione di innovazioni diversissime: i decoder interattivi, la connettività internet, i dispositivi per il video on-demand, e così via. Ottime intenzioni che, all’atto pratico, hanno portato poco o niente di rivoluzionario: dopo tutto, l’uso medio della tv resta lo stesso di cinquant’anni fa. E il mezzo ha iniziato a soffrirne, anche in termini economici: le console o i pc, nel momento stesso in cui rosicchiano minuti preziosi all’uso

della tv da parte degli utenti, si prendono anche una fetta del denaro che i consumatori avrebbero speso per comprare un nuovo televisore.

I produttori di tv hanno ben presente il problema, ma pensano di aver trovato anche la soluzione: sfruttare le tecnologie esistenti per creare un ecosistema che renda la tv flessibile e divertente come un tablet. La parola chiave del ragionamento è, appunto, app: con una connessione internet e una piattaforma per gli sviluppatori, il vecchio televisore può diventare una tentazione irresistibile per chiunque abbia un’idea, un prodotto, un servizio e voglia farlo arrivare alla vasta platea potenziale dei possessori di tv. Una volta creato un mercato di apps televisive degne di questo nome (è il ragionamento dei produttori) forse una fetta di consumatori sarà invogliata a cambiare la vecchia tv con una “smart tv”. E la luce blu, sperano, continuerà a dominare nei salotti per chissà quanti anni ancora.

La battaglia è appena iniziata, ma il fronte è già spaccato in due: da un lato ci sono Lg, Sharp e Philips, che proprio all’Ifa hanno appena annunciato l’intenzione di proporre uno standard condiviso che permetta agli sviluppatori di creare apps in grado di funzionare invariabilmente sui televisori di tutti e tre i produttori. Dall’altro si trova Samsung che, forte di numeri da dominatore del mercato, dichiaratamente rifiuta standardizzazioni in questo campo convinta, per bocca dei suoi dirigenti, di poter tenere a distanza di sicurezza la concorrenza con la qualità e la quantità della sua offerta. Entro la fine dell’anno, spiegano da Samsung, il loro App Store conterrà oltre mille titoli, di cui circa duecento localizzati per il mercato italiano, e ha già toccato quota 10 milioni di apps scaricate.

Se il fronte diviso delle tv riuscirà a rispondere alla sfida dei device personali, e se questo accadrà grazie allo sviluppo di standard comuni o con l’imposizione di un dominus del mercato, si vedrà nei prossimi mesi. Nel frattempo, un’idea degli orizzonti che potrebbero aprirsi grazie alle smart tv l’ha data proprio all’Ifa un produttore minore, la Vestel, che ha annunciato una partnership con BitTorrent per vendere un tv che permetta di scaricare e condividere video attraverso il controverso sistema di file sharing. Un annuncio passato quasi inosservato, che però dà bene l’idea di cosa potrebbero diventare i televisori qualora si spalancassero le porte alla creatività degli sviluppatori. Una scintilla che potrebbe scatenare un incendio spettacolare, difficile da controllare anche per chi ha voluto appiccarlo.
 

Article source: http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/09/03/news/solo_le_apps_ci_salveranno_inizia_la_guerra_delle_smart_tv-21168915/?rss

Parte dal cuore di Berlino la nuova era delle super TV

sabato, settembre 24th, 2011


IFA 2011

Stanno per arrivare sul mercato le televisioni del futuro tutte in 3D, anche senza occhiali, collegate ad Internet, sempre più semplici ma con moltissime funzioni innovative di CARMINE SAVIANO

Parte dal cuore di Berlino la nuova era delle super TV


UN SALTO nel futuro della televisione. Alta definizione, profondità senza pari, immagini mai viste prima. La gara per realizzare il perfetto televisore 3d è appena iniziata. E tutte le maggiori aziende impegnate nell’hi-tech non intendono cedere neanche un metro del campo di battaglia. Che, in questo caso, è l’Ifa. Ovvero: la più grande fiera di tecnologia del pianeta, in programma a Berlino fino al sette settembre. Una sfida all’ultimo dettaglio che coinvolge migliaia di tecnici e di addetti ai lavori. Prototipi, idee innovative, la continua ricerca del dettaglio in grado di fare la differenza. Tutto per raggiungere la visione perfetta.

Partiamo dalla Loewe. Che ha presentato il suo Individual 46 Compose 3d proprio a Berlino. Testimonial d’eccezione il regista Wim Wenders. Al nuovo televisore della Loewe, è andato anche l’Eisa Award, un premio conferito ogni anno ai migliori prodotti hi-tech. A stregare i giurati la perfetta combinazione di qualità video e audio. Il cuore dell’Individual 46 è l’interazione delle tecnologie LCD Full-HD e LED Backlight. Ciò consente anche di convertire in tre dimensioni i contenuti originariamente creati per essere visti in 2d. Ma il punto forte dei nuovi modelli Loewe è la connettività. Tramite WLAN, LAN o Powerline le immagini di un televisore possono essere trasferite in streaming a un ulteriore dispositivo che supporta il 3D. E per Oliver Seidl, Ceo di Loewe, l’obiettivo raggiunto dimostra il carattere vincente “della combinazione

di design minimalista, innovazione intelligente e individualità esclusiva”.

Altro terreno al centro dell’attenzione delle case produttrici, è quello della realizzazione del primo televisore in tre dimensioni visibile senza il supporto degli occhialini. Su questo piano numerosi i passi avanti compiuti dalla Toshiba, che negli anni ha sviluppato una tecnologia in grado di emulare sia l’audio che il video in tre dimensioni. All’Ifa di Berlino grande spazio per i nuovi modelli, tra cui il  55ZL1, il primo ad essere animato dal nuovo Cevo Engine, che serve a dare potenza alla conversione delle immagini 2d in 3d, all’HDD video recording, e ad una tecnologia di riconoscimento facciale che serve a personalizzare contrasto, luminosità, colore e volume a seconda degli utenti.

Chi cerca di costruire un sistema integrato che metta al centro 3d è la LG. Che all’Ifa ha mostrato le infinite possibilità delle tre dimensioni. Si parte dal EL9500, che ha il più grande schermo Oled sul mercato, pronto a diventare il dispositivo principe, una centralina dove fruire di tutti ciò che va dall’home cinema all’intrattenimento puro, terminale Internet, schermo per videogiochi, lavagna interattiva per poter dar libero spazio alla fantasia. Poi la Sharp, che ha presentato le ultime innovazioni legate ai televisori della serie Elite. Infine la Philips, che scommette su due tecnologie diverse. Da un lato l’Easy 3d, per rendere la visione dei contenuti 3d confortevole. Poi il 3d Max: per spingersi oltre il limite delle tre dimensioni. 

Article source: http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/09/03/news/super_televisori-21169482/?rss

Windows 8 prende forma un solo Os per pc e mobile

mercoledì, settembre 21st, 2011


L’azienda mostra agli sviluppatori la nuova versione del sistema operativo. Una piattaforma sui cui convergeranno Pc e dispositivi di nuova generazione, basata sul tocco più che sul mouse e la tastiera. Arriverà nel 2012 di TIZIANO TONIUTTI

Windows 8 prende forma  un solo Os per pc e mobile

ANHEIM – Microsoft apre un po’ di più la finestra sulla prossima versione di Windows. Dopo le anticipazionidi qualche tempo fa, stavolta Redmond mostra la nuova creatura in maggior dettaglio, nell’occasione della conferenza “Build” riservata agli sviluppatori, per cui a breve verrà rilasciata una versione preliminare del sistema operativo, per iniziare a produrre applicazioni. La versione per gli utenti sarà disponibile entro il prossimo anno.

Ripensare Windows. Dal palco del keynote, il responsabile dello sviluppo Steven Sinosky ha illustrato la nuova filosofia di Windows, che parte dalla necessità di diventare una piattaforma globale. Non solo più il desktop del Pc dunque, ma un ambiente flessibile e adattabile su ogni dispositivo, ma non semplicemente declinato: Windows 8 punta a diventare un ecosistema pronto ad ospitare l’hardware, e non un semplice sistema operativo che deve adeguarsi a posteriori alle macchine che trova. E a coordinare le attività dell’utente su qualunque dispositivo decida di usare, con un unico ambiente, uno scambio di dati e documenti tra applicazioni compatibili, un’interfaccia visiva comune e un negozio di applicazioni dal concetto del tutto simile a quanto offerto dalla concorrenza. Un’idea di orizzonte comune che

i produttori di sistemi operativi abbracciano, nell’era del post-pc.

Toccare per credere. Un progetto ambizioso, supportato da una nuova interfaccia utente, “Metro-UI” che riprende aspetto e funzionalità dalla versione di Windows per smartphone e la amplifica per schermi e dispositivi più grandi e potenti. In questo senso, Windows 8 è una rivoluzione funzionale prima che estetica: il sistema è pensato e realizzato per ambienti “touch”, il vecchio desktop c’è ma non è in primo piano, anche se è possibile richiamarlo in qualunque momento. Ovviamente Windows 8 rimarrà compatibile con il software per Windows in circolazione, non sarà un “reset” completo della piattaforma. Le applicazioni per i “vecchi” Windows si comporteranno come sempre, anche se inevitabilmente appariranno un po’ antiche nel contesto del nuovo ambiente, rimarranno perfettamente funzionali. Ma Windows 8 osa più Windows 7, e l’idea di Redmond è conquistare nuove zone di espansione. L’ambiente Pc resterà un rifugio sicuro per l’os di Microsoft, una base solida per permettergli di tentare la conquista di terreni finora dominio di altri. Gli avversari di Windows stavolta non saranno MacOs o Linux, ma iOs e Android. E Microsoft dovrà adeguarsi al ritmo di rinnovamento e sviluppo degli ambienti operativi imposto dalla competizione tra Google e Apple.

 

Article source: http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/09/13/news/microsoft_svela_windows_8-21617456/?rss

Windows, Mac e Linux Ecco le interfacce del futuro

domenica, settembre 18th, 2011


SOFTWARE

Apps, web store, sempre online: così i nuovi sistemi operativi si preparano ad affrontare l’era “post-PC” di FRANCESCO CACCAVELLA

Windows, Mac e Linux Ecco le interfacce del futuro

MICROSOFT ha tolto ufficialmente i veli al futuro Windows 8, nato per ripensare lo stesso concetto di sistema operativo. La scelta del principale produttore di software di includervi due diverse interfacce, una derivata dal sistema operativo per smartphone e una “classica”, è il segnale inequivocabile che stiamo entrando in una nuova era dell’informatica personale, quella che Steve Jobs ha chiamato era “post-PC”.
 
Da quando Apple ha introdotto l’iPhone, ed ancor di più da quando ha creato quasi dal nulla un nuovo paradigma con il suo iPad, ci si è resi conto di quanto siano più coinvolgenti, naturali e semplici da usare gli ambienti nati per dispositivi di questo tipo. I vantaggi sono diversi: finestre più ampie, nessuno strumento di gestione dei file, software che si scaricano da un negozio online, salvataggi automatici, programmi sempre connessi al Web che aggiornano le informazioni dinamicamente. Per non parlare della naturalezza di usare ogni dispositivo solo con i gesti delle dita.
 
Il passaggio alle nuove interfacce è oramai consolidato e, prima di Microsoft, ha trovato posto sia su Mac sia su Linux. Lion, l’ultimo sistema operativo di Apple, ha integrato direttamente al suo interno diverse funzionalità sperimentate su iPad e iPhone. Un gran numero di comandi si eseguono semplicemente con i gesti delle mani, le applicazioni si scaricano e si installano dal Mac App Store con pochi clic e possono essere ordinate direttamente sul desktop come se fossero icone di un tablet. Anche su Linux il percorso è stato lo stesso. Unity, l’interfaccia utente progettata per l’ultima versione di Ubuntu, si spinge ancora più in là. Le applicazioni vengono raccolte in icone in una dash, una sorta di grande box dal quale è possibile lanciare programmi o navigare tra i file.  Scompare il menu “start” e tutto ciò di cui si ha bisogno, comprese le applicazioni per il Web come Twitter, sono ordinate lungo una barra laterale che permette di rendere libero il desktop da elementi poco utilizzati.
 
In Windows 8 troviamo adesso “Metro”: sostituisce al desktop che siamo abituati ad usare le tiles, piccole icone che sono sia punti di avvio delle applicazioni sia veri e propri box di contenuto che si aggiornano automaticamente quando ricevono nuovi dati da Internet. Nelle nuove interfacce il sistema operativo quasi scompare per lasciare posto a ciò che è più importante per l’utente: le applicazioni, i contenuti, le informazioni. Ci sarà sempre meno bisogno di salvare o aprire file navigandoli tre le cartelle perché ogni applicazione gestirà da sola i file creati e modificati; scomparirà il pulsante “start” e i desktop non saranno solo il punto da cui avviare i programmi ma diventeranno dinamici offrendo le informazioni più importanti recuperate direttamente da Internet; per scaricare nuove applicazioni si potrà fare affidamento ai vari store messi a punto dalle aziende con il vantaggio di poter selezionare i programmi anche in base alle valutazioni degli altri utenti.

I futuri sistemi operativi potranno essere utilizzati indistintamente sia su tablet, sia su un computer desktop. Windows 8, assicura Steven Sinofsky, a capo del progetto Windows, potrà essere usato con la sua nuova interfaccia sia con i tocchi delle dita, sia con mouse e tastiera. Le applicazioni che non useranno l’interfaccia stile tablet verranno invece eseguite come su Windows 7, ma potranno essere facilmente riscritte per utilizzare le nuove interazioni.

La scommessa più grande per tutti i produttori è di gestire la transizione verso le nuove interfacce nel modo più semplice possibile per l’utente. Apple da qualche tempo consente di scegliere se, all’acquisto di un nuovo Mac desktop, ricevere come dispositivo di gestione un mouse o un trackpad, simile a quello montato sui notebook, che può essere agganciato alla tastiera e permette di usare il sistema senza mouse, solo con i gesti delle dita. Microsoft ha depositato una serie di brevetti che coprono un set di nuovi gesti da usare nella gestione dei file: copiare, tagliare, incollare e così via. Aspettiamoci nel prossimo futuro un gran numero di nuovi gadget in grado di semplificare le attività di tutti i giorni.
 
Il successo dipenderà tuttavia da come questo nuovo modo di usare i dispositivi, siano essi Pc, tablet, desktop o telefoni, incontrerà i favori degli utenti. La vera e propria rivoluzione dei tablet e degli smartphone ha reso evidente che le persone apprezzano interfacce diverse, meno tagliate su paradigmi vecchi oramai di quasi trent’anni e più concentrate sulle attività quotidiane. Attività che oggi sono sempre più intrattenimento e tempo libero. E per queste attività le nuove interfacce che avremo nei computer del futuro sono un grande passo in avanti.

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Aol e Yahoo si avvicinano fusione per sopravvivere?

mercoledì, settembre 14th, 2011


WEB

Dopo l’allontanamento di Carol Bartz dal vertice, l’azienda americana punta a farsi acquistare del motore di ricerca. Obbiettivo, competere con Google e Facebook. Ma ci sono differenze nelle dimensioni delle società e nei valori di mercato

Aol e Yahoo si avvicinano fusione per sopravvivere?

ROMA - Le recenti acquisizioni di Google fanno tremare il mercato del web e dei motori di ricerca. E dopo le prime manovre di avvicinamento lo scorso anno, ora l’amministratore delegato di Aol, Tim Armstrong, pianifica la fusione e ha dato mandato a dei consulenti esterni di esplorare le possibilità di combinare le due aziende internet. Lo scorso anno Carol Bartz, Ad di Yahoo! recentemente allontanata, aveva rifiutato le avance di Armstrong. Che appena ha visto aprirsi uno spiraglio, è tornato alla carica.

Il piano. Armstrong ha un’idea articolata: non è Aol che comprerebbe Yahoo!, ma quest’ultima che rileverebbe Aol, di fatto fondendo le due società. Armstrong sarebbe quindi Ceo di questo nuovo soggetto terzo. Secondo l’Ad di Aol, la nuova azienda risultante della fusione dovrebbe avere le dimensioni necessarie per tenere testa a Google e Facebook. Ma altre fonti hanno spiegato che Yahoo! probabilmente non è interessata, vista la differenza tra le dimensioni delle due società: Yahoo vale in borsa più di 18 miliardi di dollari mentre Aol vale solo 1,6 e perde soldi, dopo essere stata uno dei pionieri di internet con il nome di America Online.

Ma anche Yahoo!, che un tempo valeva 80 miliardi, ha perso la posizione che aveva prima dell’avvento di Google. E ha già rifiutato un’offerta, nel 2008, quando Microsoft aveva messo sul piatto più di 47 miliardi per comprarla. Soldi che

Redmond ha poi dirottato altrove, verso progetti con Nokia e Skype.

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Impalpabile e flessibile il computer è sulla pelle

sabato, agosto 27th, 2011


SCENARI

In fase di sperimentazione dispositivi in grado di essere applicati al corpo, potenti come i pc ma leggerissimi e pieghevoli. Veri e propri tatuaggi elettronici, che possono essere utilizzati in ambito medico, militare e professionale di TIZIANO TONIUTTI

Impalpabile e flessibile  il computer è sulla pelle

ROMA -I computer di ieri potevano arrivare ad occupare intere stanze. Quelli di oggi stanno comodamente in ogni borsa. E quelli di domani, un futuro ipotetico ma forse più vicino di quanto si possa pensare, saranno impalpabili e trasparenti. Di più: saranno flessibili e potranno essere ‘indossati’, non avranno più cavi di alcun genere e saranno in grado di fare quello che oggi fanno notebook e workstation. 

Tatuaggio digitale. La tecnologia sviluppata dall’equipe del professor Todd Coleman all’università dell’Illinois at Urbana-Champaign sono addirittura quasi invisibili. È chiamato “sistema elettronico da epidermide” ed è un circuito elettronico che, per la prima volta, non è rigido ma si può adattare alla forma a cui aderisce senza che questo limiti le capacità di elaborazione, è grande come un francobollo e più sottile di un capello umano.

Non solo: non ha bisogno di adesivo per aderire al corpo, ma si aggancia in virtù di forze elettrostatiche naturali. Uno smart-tattoo, un vero esoscheletro elettronico: immaginarne una rete, distribuita su tutto il corpo e in grado di comunicare verso l’esterno, significa immaginare un essere umano in cui l’identità digitale arriva a sovrapprsi a quella biologica.

Come usarlo. Le applicazioni sono infinite, ma in questo caso il corpo umano è un elemento chiave. Un tatuaggio elettronico può servire a monitorare parametri medici in modo

accurato e in tempo reale, oppure sostituire il telefono con il corpo umano, oppure ancora essere d’aiuto in operazioni ad alta professionalità, civili o militari. Coleman dice che sarebbe possibile metterne uno ad esempio in prossimità della laringe, per captarne i movimenti e trasmettere le parole di una persona anche se questa non sta emettendo alcun suono. Il tatuaggio “legge” il labiale da dentro, e il “suono del silenzio” acquista una voce, in remoto.

E’ solo l’inizio. Il concetto di computer ‘wearable’, indossabile, non è poi così nuovo. Ma in questo caso il livello di simbiosi tra corpo e macchina è totalmente inedito. Il confine tra mondo reale e digitale si assottiglia, perché la presenza del computer sul corpo diventa in poco tempo una seconda natura.

Già oggi smartphone, tablet e pc sono estensioni quasi naturali dei nostri corpi, ma ancora ben confinate nel loro mondo. Qui si parla quasi di fusione. E il mondo fantascientifico di Blade Runner non è più così lontano.

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Google+, è crescita record 25 milioni di utenti da giugno

giovedì, agosto 4th, 2011


SOCIAL NETWORK

Il nuovo social network lanciato da Larry Page e Sergey Brin fa meglio di qualunque altro sito nella storia del web: per arrivare allo stesso risultato Facebook ha impiegato tre anni. Ma la strada è ancora lunga di JAIME D’ALESSANDRO

Google+, è crescita record 25 milioni di utenti da giugno

ROMA - Larry Page e Sergey Brin sorridono, giustamente. L’onnipresente Google, che i due hanno fondato nel 1996, colleziona un altro record: il suo social network, apparso il 28 giugno, ha raggiunto infatti i 25 milioni di utenti diventando il sito cresciuto più rapidamente della storia del World Wide Web. Stando a ComScore, società di ricerca e marketing specializzata nell’analisi del traffico Internet, Google+è riuscito a battere tutti i suoi concorrenti. Facebook ha impiegato tre anni per arrivare allo stesso risultato, Twitter due e mezzo, MySpace meno di 24 mesi.

Avrebbe già, i dati al solito non sono ufficiali, più di sei milioni di utenti negli Stati Uniti, 3.6 in India, in Canada e Gran Bretagna attorno al milione, poco meno in Germania e Brasile, mentre in Francia e Taiwan sembra abbia raccolto rispettivamente mezzo milione di persone. La chiave di un’ascesa tanto rapida è l’integrazione con il servizio di posta elettronica, Gmail, lanciato sei anni fa. Interpellata direttamente, Google si è limitata a dire che conta ormai su “centinaia di milioni di utenti e che cresce di anno in anno ad un tasso del 50 per cento”. In realtà pare siano oltre 200 milioni gli utenti della posta elettronica di Page e Brin. E questo darebbe a Google+, che è ancora in fase sperimentale e al quale si accede su

invito, un ampio margine di crescita.

Il problema però, come ha fatto notare qualcuno, non è tanto il numero di persone. Piuttosto la quantità di tempo che le persone passano su Google+. Soprattutto rispetto al rivale, Facebook, che con i sui 750 milioni di utenti continua ad essere il punto di riferimento. Il 50 per cento degli habitué di quest’ultimo social network controlla il proprio profilo ogni giorno, mentre sono poco meno di un miliardo i contenuti condivisi ogni giorno fra link, commenti, foto, notizie. Anche su Google+ i contenuti condivisi sarebbero circa un miliardo al giorno, dato ufficiale, e su una base di utenti parecchio più bassa.

Andrew Lipsman, vice presidente di ComScore, stima che il punto di svolta si avrà quando Google+ raggiungerà il 20 per cento del suo potenziale. Dunque, deduciamo, almeno 40 milioni di quei 200 fruitori di Gmail. Poi dovrebbe iniziare a consolidarsi e a rallentare. Ma si tratta di stime, ipotesi tutte da verificare. Di sicuro i dirigenti di Facebook stanno prendendo molto sul serio la sfida e avrebbero cancellato parecchi eventi estivi richiamando alla scrivania programmatori e ingegneri. Sul sito di Quora, altro network dedicato all’informazione, si moltiplico le voci di un crescente allarmismo fra le fila dell’azienda di Mark Zuckerberg. Talmente numerose che è improbabile si tratti solo di speculazioni. 
 

Article source: http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/08/04/news/nuovo_record_per_google_nessun_sito_cresciuto_tanto_nella_storia_del_web-19977029/?rss

Smartphone al posto dei soldi E Google entra nel portafogli

giovedì, marzo 31st, 2011


INNOVAZIONE

Mountain View sperimenta in alcune città chiave un sistema di acquisto basato sulla tecnologia Nfc. Accordi con aziende di credito per garantire sicurezza, e un’ambizione: fornire pubblicità e offerte in tempo reale, basandosi sui gusti del cliente di TIZIANO TONIUTTI

Smartphone al posto dei soldi E Google entra nel portafogli

ROMA - Immaginate di non aver più bisogno di contante, spiccioli o assegni per qualunque operazione, dall’acquisto di un elettrodomestico al saldo di una fattura, fino al pagamento del parcometro, ma di poter gestire ogni transazione, dalla più piccola alla più importante, con un movimento del vostro smartphone. Un’idea che solletica molti e sulla quale si sta gettando con tutta la sua potenza uno dei giganti del web: i nuovi investimenti di Google sono orientati alla gestione del denaro e dei pagamenti attraverso la tecnologia Nfc )Near Field Communication).

Pagare con una app. Google sta già testando la tecnologia in alcune città americane, tra cui New York e San Francisco, e nei prossimi quattro mesi il test si farà più intenso, raggiungendo anche altre città. Il sistema funziona attraverso la comunicazione tra smartphone e un ricevitore, in questo caso prodotti da Verifone, e i pagamenti avvengono completamente “senza contatto”, in maniera totalmente wireless. Non è ancora ben chiaro come verrà gestito il sistema di transazione economica, forse attraverso Google Checkout ma più probabilmente con accordi con i vari servizi di carte di credito.

Alla maniera di Google. Ma l’aspetto interessante, che rende questa ennesima avventura di Google particolarmente significativa per l’azienda, è che l’Nfc di Mountain View non si limiterà a far pagare i propri acquisti senza contanti o carte di credito. Ma proporrà

agli utenti del servizio annunci pubblicitari personalizzati e, visto l’interesse di Big G nel settore dei coupon e delle offerte via web, con buona probabilità in futuro anche qualcosa del genere. Opportunamete mirato sull’utente e perché no, geolocalizzato. Una specie di incrocio tra il sistema AdSense, che scende in strada, e un “happy hour” globale, riferito a ogni categoria merceologica.
Uno scenario che spiegherebbe la scelta di Google di non guadagnare nulla dalle transazioni in sè, ma di fatto mettendo il cappello su un sistema di pagamento che nei prossimi anni diventerà di massa. Al momento, tra i pochi smartphone con capacità Nfc sul mercato c’è il Nexus S di Google. A breve seguiranno il nuovo Galaxy S di Samsung e poi probabilmente il nuovo iPhone 5, di cui in questi giorni secondo indiscrezioni, sarà posticipata la presentazione. Anche se il sistema Nfc di Apple potrebbe funzionare in modo diverso.

Accordi industriali.
Secondo il Wall Street Journal, Google sta definendo accordi con Mastercard e Citigroup per avvantaggiarsi di tutti i sistemi di sicurezza messi in piedi in questi anni dai gestori di carte di credito ed evitare che qualche vulnerabilità possa mettere a repentaglio l’esistenza di una nuova tecnologia ancora in fasce.

Article source: http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/03/30/news/google_esperimenti_nfc_al_via_i_pagamenti_wireless-14235261/?rss

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